La delibera relativa al compenso all'amministratore


Ai sensi dell’art. 2389 c.c. il compenso spettante all' amministratore e ai componenti del comitato esecutivo vengono stabiliti all’atto della nomina o dall’assemblea e possono essere costituiti da partecipazioni agli utili oppure dall’attribuzione del diritto di sottoscrizione delle azioni della società di futura emissione.

Alla luce dell’articolo in questione si può dedurre l’esistenza di un vero e proprio diritto del soggetto amministratore a percepire il compenso e dunque si può affermare che la mancata determinazione nell’atto costitutivo o da parte dell’assemblea non esonera la società dalla corresponsione di un compenso che sarà così determinato, su richiesta dell’interessato, da parte dell’autorità giudiziaria.

Il diritto al compenso si può derivare non solo dall’art. 2389, ma anche dagli artt. 2364 e 2383 i quali prevedono che l’assemblea deve determinare il compenso spettante e riconoscono all’ amministratore il diritto al risarcimento in caso di revoca dello stesso in assenza di giusta causa.

Dal momento che il diritto al compenso dell' amministratore è riconosciuto in via implicita dagli articoli del codice civile sopra citati, la circostanza che non siano state emanate delibere da parte dell’assemblea sociale non è di ostacolo alla determinazione giudiziale del compenso, poiché l’art.2389 c.c. non preclude che, in mancanza di determinazione da parte dell’organo societario, sia il giudice a determinare l’ammontare del compenso dovuto all’ amministratore, esclusivamente in virtù dell’espletamento del mandato che si presume in ogni caso a titolo oneroso.

Parte della giurisprudenza della Corte di Cassazione, ha affrontato la possibilità di ratificare tacitamente la corresponsione del compenso all’amministratore attraverso la delibera di approvazione del bilancio: in particolare ha stabilito che l’approvazione del bilancio, in cui figuri iscritta la voce relativa al compenso dell’amministratore, assume valore giuridico di approvazione e di ratifica dell’operato dell’amministratore che si sia attribuito il compenso senza che l’assemblea abbia preventivamente deliberato.  

L’approvazione del bilancio, infatti, costituirebbe manifestazione di volontà diretta all’approvazione dello stesso e quindi dell’appropriazione del rapporto da parte della società e, quindi, una ratifica. L’orientamento, invece, più restrittivo  delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno però sostenuto la necessaria ed esplicita delibera assembleare di determinazione dei compensi, negando che tale delibera possa considerarsi implicita in quella di approvazione del bilancio.

Anche la dottrina prevalente è favorevole all’indirizzo più restrittivo anche se si è ritenuto che il problema non debba essere risolto in termini assoluti ed astratti, dovendo verificare se, all’interno della delibera di approvazione del bilancio, si debba riconoscere una manifestazione di volontà dell’assemblea che abbia esplicitamente discusso ed espresso un voto favorevole circa la corresponsione del compenso all’amministratore.

La violazione dell’art. 2389 c.c., sul piano civilistico, comporta la nullità degli atti di autodeterminazione del compenso da parte dell' amministratore per violazione di norma imperativa.

Pertanto l’approvazione del bilancio non è idonea a configurare la specifica delibera di determinazione del compenso, in caso di omessa previsione statutaria dal momento che le deliberazioni di approvazione del bilancio e quelle di determinazione del compenso dell' amministratore hanno oggetto e contenuto diversi e distinti: la prima diretta a controllare la legittimità di un atto di competenza degli amministratori e la seconda di stabilire il compenso degli amministratori.

Non è quindi possibile affermare che in una delibera avente un preciso oggetto possa prevedere l’implicita approvazione di una deliberazione avente un oggetto diverso e distinto.

Ad ogni modo, l’ammissibilità di una ratifica tacita della determinazione del compenso dell’ amministratore necessita della prova che, approvando il bilancio, l’assemblea sia a conoscenza del vizio ed abbia manifestato la volontà di far proprio l’atto posto in essere, non essendo sufficiente la generica approvazione del bilancio.

 

La delibera relativa al compenso all'amministratore a cura del centro Studi



05/07/2011